Il sentiero di Eva: dalla Sardegna al Giappone

Amiche ed Amici di Runner Escursionista,
questa volta i sentieri della Sardegna ci conducono molto lontano dalla nostra isola: a Tokio.
Eva Cambedda, partita anni fa da Nuoro è approdata in Giappone per mettere nuove radici e oggi ci racconta la sua esperienza di trail runner.

🚩Ciao Eva, vivi e lavori a Tokio. Quale fascino ha esercitato su di te il Giappone?
✔Eva:
Ciao a tutti! E’ una storia un po’ lunga: in poche parole avevo bisogno di studiare una lingua e una cultura totalmente diversa dalla mia e perché non cominciare da quella dello judo, sport che ho praticato per anni durante il liceo?

🚩La tua prima corsa in terra sarda e la prima sul territorio nipponico: quali immagini accompagnano questi tuoi ricordi?
✔Eva:
La mia prima corsa in terra sarda risale a quando ero alle elementari. Facevo parte della società sportiva “Monte Gurtei” e mi allenavo al Quadrivio. Allora mi piaceva la campestre – l’attuale cross per intenderci – e il ricordo più vivo è sicuramente quello di mio padre che mi incita a squarciagola. La prima in Giappone è stata nel lungo fiume sotto casa, dopo una pausa dalla corsa durata un paio di decenni… Comunque sono passata subito al trail: l’asfalto lo trovavo ripetitivo e il cross un po’ troppo in piano e dal battuto regolare.
Avevo bisogno dell’altitudine e dell’appoggio a sorpresa e il trail mi è venuto in aiuto.

🚩Lingue straniere e trail running: il comune denominatore di queste due passioni, a mio avviso, è il viaggio. Parlaci della tua interpretazione del turismo lento.
✔Eva:
Io abito all’estero, quindi per me le lingue straniere sono il pane quotidiano. Nella mia vita, il turismo lento si traduce in un gruppo multiculturale del quale faccio parte: il TTR (Tokyo Trail Running) composto da persone provenienti da tutto il mondo con tre cose in comune: l’amore per il trail, la lingua inglese e il vivere a Tokyo. Grazie alle gare ho visitato tanti bei posti in Giappone, ma il tempo per fermarsi un giorno in più è un lusso che in pochi si possono permettere da queste parti.

🚩Quali somiglianze e quali diversità si possono rintracciare nei trail “made in Japan” e di quelli “made in Sardinia”?
✔Eva:
Purtroppo non ho molta esperienza del trail in Italia in generale. Quando torno in vacanza nella mia Sardegna mi alleno sull’Ortobene; essendo di Nuoro ho la fortuna di avere questo gioiello a
disposizione, anche se è difficile riuscire ad avere un dislivello importante e a trovare sentieri battuti o appunto dei trail. Mi sembra, ma forse è una mia impressione, che in Sardegna siano più popolari le gare cross che i trail. In Giappone ci sono tantissime montagne tempestate di trail anche grazie agli appassionati di hiking che ci hanno fatto da apristrada nei decenni precedenti. Quindi siamo molto fortunati e possiamo trovare percorsi per tutti i gusti, dai più tecnici con dislivelli importanti passando per quelli meno accidentati con dislivelli minimi intorno ai 500 metri. La parola d’ordine è sempre la stessa, perdersi nel verde delle montagne.

🚩Oltre al trail running, quali sport all’aria aperta nutrono il tuo tempo libero?
✔Eva:
Sicuramente il ciclismo, ma solo come cross training per evitare il più possibile gli infortuni. Comunque sono un’amante dell’outdoor in montagna, quindi quando riesco faccio qualsiasi cosa: dal rafting al parapendio, passando per il kayak o la mountain bike, ma sempre a livello puramente amatoriale e senza pretese se non quella di stare bene nella natura. E poi il campeggio… ma questo comporta
barbecue e birre più che sport.

🚩Quale trail del Giappone consiglieresti ad un sardo e quale corsa della Sardegna ad un giapponese?
✔Eva:
In Giappone ci sono tantissime competizioni anche a livello internazionale, basti pensare all’UTMF (Ultra Trail Monte Fuji). Dipende molto dai gusti. Di solito i trail partono da un minimo di 20 km fino ad arrivare agli ultra che si avvicinano ai 200 km. Io amo molto l’Hakuba Trail tra le montagne di Nagano.
Ci sono tre percorsi: breve, medio e lungo. Io prediligo quello breve da circa 25 km D+ 1000 m perché è veloce e divertente, con una vista mozzafiato sulle Alpi giapponesi e gran finale alle terme. Oppure per gli amanti dell’ultratrail consiglio l’FT50, 52 km con un D+ discreto di circa 3000 m, tra le montagne a nord di Tokyo. In Sardegna non ho mai avuto il piacere di prendere parte a una gara, ma mi piacerebbe molto riuscire a partecipare al Supramonte Seaside Baunei (UTSS, ndr): un giorno quindi consiglierei proprio questa ai giapponesi.

🚩Tante corse lontano dalla tua isola: a quale trail corso in Sardegna sei maggiormente legata?
✔Eva:
Come già detto non ho avuto molte occasioni di correre “in casa” purtroppo. Sicuramente l’Ortobene è nel mio cuore.

🚩In Italia, in Sardegna, sta crescendo il numero delle trail runners. Se dovessi fare una stima ad occhio, quale realtà femminile caratterizza il trail running nipponico?
✔Eva:
Io vivo la corsa in un ambiente internazionale e posso dire che di donne trail runners ce ne sono tante e tutte con una grande tenacia e un gran senso di coesione tra loro. Purtroppo non ci sono altre donne italiane nel mio gruppo ristretto di corsa. È bellissimo riuscire a condividere una passione a volte molto solitaria con altre donne. Spesso mi capita di sentirmi con qualche amica e decidere di andare in montagna in due o tre e semplicemente correre fino a quando ce la sentiamo: è fantastico essere così in sintonia. Ovviamente alla fine si va alle terme e poi birra.

🚩Prossimo obiettivo sui sentieri della Sardegna?
✔Eva:
Il Supramonte Seaside Baunei! (UTSS Ultratrack Supramonte Baunei…).

Grazie Eva per questa piacevole chiacchierata e per averci fatto assaporare i sentieri del Giappone.
Il trail running consente di esplorare territori, culture e il proprio animo garantendo anche l’istaurarsi di amicizie autentiche.
La Sardegna ti aspetta per una vacanza sui sentieri offrendoti ricche opportunità di scelta. Ben trentasei eventi di trail running per il 2019 con appuntamenti presenti su tutti i dodici mesi dell’anno.
#ScarpeBenAllacciate e via verso nuovi orizzonti!

“Montagne verdi” vince “Emozioni a Elighes Uttiosos 2019”

Amiche ed Amici di Runner Escursionista,

il Concorso TraiLetterario “Emozioni a Elighes Uttiosos 2019” ha presentato sette racconti in gara.

Alcuni ha rivissuto ed altri invece hanno vissuto grazie alle parole la bellissima corsa Elighes Uttiosos Spring Trail a Santu Lussurgiu (OR).

A vincere su tutti è stata la narrazione del territorio e dell’esperienza in soggettiva dipinta verbalmente da Mato Deidda, il quale si è aggiudicato:

  • Un pranzo o una cena per due persone nell’incantevole “Agricampeggio Elighes Uttiosos” (Santu Lussurgiu, OR);
  • Un pettorale per Capo Mannu Trail Running (23/06/2019 San Vero Milis, OR);
  • Un trail escursionistico;
  • La pubblicazione dello scritto sulla mia pagina e il mio blog.

Ora lascio che a guidarvi per i sentieri del Montiferru sia il racconto “Montagne verdi”.

#ScarpeBenAllacciate e buona lettura.


Questo è un Trail da fare.
La catena del Montiferru è una delle più suggestive della Sardegna con una vegetazione boschiva tra le più antiche. Ci troviamo nella zona centro occidentale dell’isola vicino a Santu Lussurgiu.
Già da una settimana si preannunciano piogge per tutto il giorno precedente alla gara e nel giorno stesso della gara.
Così è, ma io amo la montagna, ho imparato a conoscerla e rispettarla.


In caso di pioggia basta equipaggiarsi adeguatamente e avere più cautela.
Si parte tutti insieme, chi farà 11 Km (la short Trail) e chi come me farà la long Trail da 22 km.
Piove moderatamente, dopo 100 metri sbatto il ginocchio sinistro su una roccia, ho un dolore fortissimo ma proseguo.
Ci si arrampica in fila indiana tutti colorati su uno sfondo di verde brillante e tutte le sfumature di colori di una primavera esplosa.
Il profumo della menta è fortissimo ma si sente anche il cisto in fiore, un fiore giovane e carnoso.
Al 4° km seguendo le indicazioni delle frecce prendiamo un sentiero che dopo 500 mt finisce. Si torna indietro.
Qualcuno ha sposato premeditatamente il cartello indicatore e tagliato le fettucce arancioni. Si prosegue, non ha senso incazzarsi più di tanto. Il genere umano è stolto e cattivo, a volte.


Io sono qui per divertirmi conoscere nuovi posti e nuova gente.
Si sale su fino all’antenna e qualcuno cade. Mi presto per aiutarlo a capire se è grave. Si tratta di una contusione, ma l’atleta preferisce tornare indietro sino ai soccorsi.
Si riprende a correre tra la nebbia e quella aria frizzantina. Si passa davanti a un enorme voliera un tempo usata per allevare grifoni.
Giunto all’ottavo chilometro sento già fame e allora mangio.
Corro insieme a diverse persone, quasi tutte donne e le ammiro perché sono forti impavide e coraggiose.


Piove sempre, il terreno è fangoso e se ne sente il profumo.
La nostra terra è bellissima e sono davvero fortunato a poterne godere.
Come se la natura mi stesse inebriando, come sei boschi mi salutassero, sento molta energia e aumento l’andatura, vado veloce a tratti sotto i cinque minuti a Km. Non sempre però è possibile correre così veloce. Ci sono tratti tecnici e alcuni difficili da passare, complice il terreno bagnato e scivoloso. Questo è Trail!
Al 16° km si comincia la via del ritorno.
La mia bussola visiva capisce subito che ci saranno ancora molte salite.
Attraverso boschi, ruscelli, strade sterrate allagate, ai bordi i cardi mariani selvatici che proteggono i ciclamini e i cisti.
Le salite non finiscono, alcune ripide… il mio Polar dice diciannove chilometri, davanti a me una salita infinita e dietro nessuno mi segue. Ecco questa è la solitudine, a contatto con la natura…ma come diavolo è possibile che sia già al quinto km di salita consecutivo?
Incomincio a essere stanco.

Allora mi ricordo di tutto ciò che ho corso per strada e in montagna, della passione che va sempre a braccetto con sacrificio e fatica, di quando la malattia mi ha fatto lo sgambetto e invece sono ancora qua a lottare per raggiungere la vetta che sembra lontanissima.
Salgo ancora e sono al 21° km e sto arrivando. Mi seguono una macchina e una jeep e dietro ancora due atleti. Arranchiamo tutti, ma appena arrivo in cima entro dentro l’agricampeggio di Elighs Ottosos e mi godo la discesa che mi porta all’arrivo.
Mi accolgono silenziosi, solo all’ultimo qualcuno si accorge che sto arrivando e scoppiano gli applausi.
Grazie Sorella Montagna.


Grazie per le parole con cui hai tracciato i sentieri e per averle condivise con noi.

Leggete tutti i racconti del Concorso TraiLetterario “Emozioni a Elighes Uttiosos 2019”

#ScarpeBenAllacciate

Amiche ed Amici di Runner Escursionista,
oggi vi parlerò del mio motto e dell’esortazione con cui accompagno chi decide di andare per sentieri:
#ScarpeBenAllacciate.

“Estote parati”, “In bocca al lupo”, “Allacciate bene le cinture”, tutte espressioni che rientrano nel significato di questa sorta di marchio distintivo della mia interpretazione della corsa sui sentieri.
Siate pronti ad ogni evenienza.
Il trail running è avventura, quindi una dimensione ben condita di imprevisti. Le disavventure nel corso di un’uscita sui sentieri sono parte integrante della tipologia di corsa che avete scelto; diversamente avreste scelto di correre in pista o in un parco cittadino. Non solo il corpo, ma anche – o soprattutto – la mente deve essere pronta ad accogliere le note stonate di una corsa in ambiente naturale.
In altri articoli (“Il credo del Runner Escursionista – o del trailer”; “Cari organizzatori, ci state viziando”) ho affrontato il tema della corsa senza rete di protezione per invitare chi si affaccia a questa disciplina sportiva – espressione, a mio avviso, riduttiva – a predisporre il proprio animo verso situazioni che possono generare
paura e sconforto.
In bocca al lupo (e viva il lupo, sempre!), buona fortuna (che da sola non basta di certo), i miei migliori auguri per la riuscita della tua corsa. Una sorta di pacca sulla spalla non poteva mancare tra i significati del mio motto. È la spinta d’incoraggiamento che poggia sulla consapevolezza che bisogna sempre essere pronti – nel tempo ci siamo preparati – ad affrontare ogni avversità lungo il nostro itinerario.
Ho sempre visto il trail running come un viaggio nel viaggio: mentre ci muoviamo sul territorio, esploriamo il nostro animo, approfondendo la conoscenza di noi stessi. Siate pronti a scoprire aspetti che non avevate mai osservato in precedenza. Non abbiate timore quando entrerete in contrasto con il progetto che avevate stilato prima di allacciare bene le vostre scarpe: fa parte dell’ignoto che inseguiamo nelle nostre
corse.
Prima del decollo dell’aereo veniamo invitati ad allacciarci le cinture di sicurezza. Le nostre scarpe devono sempre essere “ben allacciate” non solo per questioni oggettive. Il messaggio si muove ad un altro livello e vuole esortarci ad essere prudenti nell’affrontare la nostra corsa, sapendo che i pericoli fanno parte del menù che abbiamo scelto. Avere legato bene le proprie calzature da running implica l’essere pronti ad affrontare il trail e tutto ciò che si presenterà lungo il nostro percorso.
Ormai il mio motto è diventato più articolato e recita: “Scarpe ben allacciate, cuore impavido e via verso il vostro sentiero”. Prepariamoci all’avventura, domiamo le nostre paure e, senza alcuna esitazione, procediamo per la nostra strada. La prudenza non lasci spazio alla paura! Serve coraggio mosso e sorretto dalla consapevolezza delle proprie capacità e dal forte desiderio di trasformare i sogni in realtà.
#ScarpeBenAllacciate, cuore impavido e via verso il tuo sentiero.

Ingrid Qualizza, vince la Villacidro Skyrace 2019 e si racconta

Amiche ed Amici di Runner Escursionista,

ho il piacere di presentarvi la vincitrice nella distanza regina della Villacidro Skyrace 2019, da km 48 D+ 4100 m: Ingrid Qualizza.

1) Ciao Ingrid, prima delle donne nella Magusu Skymarathon di Villacidro (CA): raccontaci i momenti più salienti della tua corsa in Sardegna.

Ingrid:

1) Diciamo che sono partita tardi con le competizioni quest’anno e per la prima gara non ho voluto rischiare forzando troppo il ritmo; ho cercato di mantenere un’andatura costante lungo tutto il percorso, ma la parte dove mi sono sentita più a mio agio è stata la salita verso Punta Magusu, intorno al trentesimo km.. Roccia su terreno molto ripido: decisamente il tipo di terreno che apprezzo di più…

2) Nella vita si impara a camminare, poi a correre ed infine a fare trail running. Quando hai iniziato a muovere i primi passi sui sentieri?

Ingrid:

2) Vengo da Cravero, un paesino in mezzo ai boschi nelle Valli del Natisone; lì ci sono quasi solo sentieri… Ho passato l’infanzia a correre su e giù per i boschi, anche se il Trail è arrivato molto più tardi..

3) Tra le tante gare, ti sei misurata con la Black Bajkal Race, nella Russia siberiana, con la Kalahari Augrabies Extreme Marathon, in Sud Africa, con l’Ultra Africa Race, in Burkina Faso, in Turchia con l’Iznik Ultra Maratonu. Quale sfida ti ha maggiormente richiesto preparazione e sangue freddo?

Ingrid:

3) Ognuna è stata un’esperienza diversa, dall’affrontare ambienti molto caldi, alla competizione con atleti molto forti su percorsi più semplici. Sicuramente quella più complessa è stata la Siberia: un’ambiente così freddo non lascia molto spazio agli errori. La soddisfazione è stata immensa!

4) Vita professionale e sportiva: quale punto di equilibrio hai trovato per vivere al meglio queste due dimensioni del tuo tempo?

Ingrid:

4) Faccio parte degli Alpini, anche se il tempo per allenarsi non è molto, la mentalità che mi hanno inculcato e la resilienza mi aiuta a portare a termine le mie sfide.

5) Lungo il proprio viaggio acquisiamo esperienze e strumenti utili al superamento degli ostacoli, nella
vita e nello sport. Potresti svelarci le strategie che usi per affrontare le tue sfide?

Ingrid:

5) Non ho nessuna strategia particolare, ogni nuova esperienza più che una sfida è per me un momento di crescita, per imparare qualcosa di nuovo che può essere utile anche per il futuro e in situazioni completamente diverse, così pian piano si migliora e si cresce.

6) Quali ricordi porti via da questa esperienza in Sardegna?

Ingrid:

6) L’ambiente roccioso, le ripide salite, il fascino di una terra durissima contrapposta al calore dei volontari e all’accoglienza dei villacidresi!

Ringrazio Ingrid Qualizza per aver scelto la Sardegna per vivere grandi emozioni sui sentieri. Lei ha messo il sigillo su questa nuova distanza della ormai collaudata Villacidro Skyrace. Forza, determinazione e umiltà le hanno garantito il gradino più alto del podio.

Nicola Bassi dall’alto della Villacidro Skyrace 2019

Amiche ed Amici di Runner Escursionista,

in occasione della Villacidro Skyrace 2019 ho avuto il piacere di chiacchierare con Nicola Bassi (atleta della Bergamo Stars Atletica, sponsorizzato dalla Raidlight). Dal gradino più alto, dopo esser salito e sceso sui sentieri villacidresi per un D+ da 4100 m, un vertiginoso racconto della sua corsa e delle belle esperienze vissute attraverso il trail running.

1. Ciao Nicola, complimenti per la tua bellissima corsa. Partiamo, senza stretching e riscaldamento, per arrivare subito a parlare del profumo di vittoria che
hai indossato al traguardo della km 48 D+ 4100 m della Villacidro Skyrace 2019. Raccontaci questa
tua ultima gara in Sardegna.
Nicola:
1) Sono partito subito appaiato con Fulvio Dapit. Dai primi istanti siamo restati soli, ma visti distanza e dislivello la partenza è stata abbastanza soft. Abbiamo proseguito accoppiati fino al ventesimo km circa, dove su lunga salita sono riuscito a prendere giusto un paio di minuti di vantaggio. Nonostante non ci vedessimo direttamente sapevo che non potevo averlo staccato di molto e di sicuro non avrebbe mollato fino alla fine. Infatti verso il trentesimo km Fulvio ha iniziato ad accorciare le distanze e mi ha praticamente raggiunto. Saremo stati distanti nemmeno 200m. Mancava veramente poco e ho cercato di non farmi raggiungere incrementando per quanto possibile il margine di distacco. Ero “parecchio stanchino”… Ho tirato fino alla fine ed è andata bene! Solo dopo Fulvio mi ha riferito aver sbagliato ad un bivio a 3/4 km dall’arrivo.. Peccato, sarebbe stata un gran volata negli ultimi km.

2. Sei un runner che vive in contrasto con le temperature. Hai compiuto una fenomenale impresa
sotto zero, in Russia, al Black Bajkal, mentre in precedenza hai affrontato altissime temperature nel
deserto del Gobi: due gare agli antipodi. Quali sentieri ti hanno condotto verso queste scelte?
Nicola:
2 – Sicuramente il piacere di scoprire e di percorrere nuovi sentieri in posti nuovi. Le condizioni climatiche estreme costituiscono sempre una sfida, con un fascino tutto particolare. Il sapersi adattare e gestire le condizioni più varie è ciò che mi affascina.

3. La suola delle tue scarpe conosce bene la Sardegna. Baunei (OG), non solo per l’UTSS a cui hai preso parte, il sud dell’isola con la recente gara nel Parco dei Sette Fratelli (Trail dei Cervi Is Xrebus –
Sinnai, Maracalagonis – CA) e ora Villacidro (CA) con il battesimo della skymarathon su cui hai
messo il sigillo grazie ad una bellissima corsa che ti è valsa la vittoria. Quale fascino esercita su di te questa regione? Parlaci del tuo rapporto con questa terra.
Nicola:
3 – Il mio primo approccio con la Sardegna è stato grazie a Matteo Casula e all’ASD Artzia, che mi contattó per provare a percorrere l’itinerario del Selvaggio Blu in velocità: inutile dire che sfondó una porta aperta! Scesi in Ogliastra e in due settimane corsi la 90 km dell’Ultra Track Supramonte Seaside Baunei è riuscii a percorrere il tracciato in 8h 10min. Restai subito ed incredibilmente affascinato dall’asprezza e durezza del territorio carsico, così come dalle cale stupende e dall’amicizia e ospitalità delle persone che incontravo. In seguito, sempre con Matteo Casula, ho fatto la traversata Tacchi d’Ogliastra-Gennargentu- Supramonte in tre giorni. Ho partecipato al Trail dei Cervi e per ultimo alla Magusus Sky Marathon

a Villacidro (CA).

Ogni volta vengo colpito dal fascino di un territorio tanto aspro quanto è calorosa l’ospitalità degli amici sardi.

4. Quali cartoline hai portato via con te della tua ultima gara in Sardegna?
Nicola:
4 – Sicuramente quello delle rocce granitiche, l’incredibile salita del trentesimo – lungo un canalone – e per finire i festeggiamenti finali con i nuovi amici di Villacidro

.

5. Allenamenti e gare hanno mai messo a tacere il sapore nudo e crudo per la corsa?
Nicola:
5 РDirei di no. Ovviamente ci sono alti e bassi come in ogni cosa. Ma credo che il fascino del trail Рquello che io cerco Р̬ il senso di avventura e di nuovo in ogni percorso. Zone profondamente differenti: climi che variano il medesimo Trail trasformandolo di anno in anno a causa delle condizioni meteorlogiche che caratterizzano le stagioni.
6. Prossimi progetti per il 2019? Qualcuno di questi include la Sardegna?
Nicola:
6 – Il grosso progetto del 2019 sarebbe l’Annapurna Mandala Trail di ottobre, in Nepal. Gara di 12 giorni a tappe ed in semi-autonomia. Diciamo che non è delle più economiche e per ora sono alla ricerca di un aiuto per la parte finanziaria

Grazie Nicola per le tue parole e per il rispetto con cui hai sempre dialogato con i sentieri della Sardegna. Questa è una terra che chiede energia per essere vissuta ma che, come hai imparato, sa ripagare con immagini che si stampano nel cuore e nei ricordi.

Da Runner Escursionista e Nicola Bassi (segui la sua pagina facebook) per ora è tutto.
#ScarpeBenAllacciate, cuore impavido e via verso il vostro sentiero.

La Villacidro Skyrace 2019 in tre racconti

Amiche ed Amici di Runner Escursionista,
riviviamo l’edizione 2019 della Villacidro Skyrace attraverso i racconti di Claudia, Cristiano dell’ASD Barbuti (gli organizzatori della 1000 Gradini Urban Trail La Maddalena del 14 dicembre 2019) e Massimiliano che mi ha supportato in alcuni dei trail autogestiti che organizzo.

Claudia ci porta per mano lungo il percorso della sorella minore – ma non per questo
meno agguerrita – della Villacidro Skyrace.

Eccomi di nuovo qui a Villacidro, per la mia seconda esperienza alla Santu Miali da 10 km D+ 800 m, perchè chi mi conosce sà , che preferisco la semplicità, qualcosa di piccolo ma che mi dia comunque grandi emozioni ma non per questo meno fatiche. Ho sempre
pensato e provato ammirazione per tutti quanti, ma in particolare per le persone come me, che sfidano se stessi, i loro limiti e le loro paure accontentandosi di poco. Non perchè non siano in grado di osare, sia ben chiaro, ma perchè ognuno di noi conosce se stesso e sa che a piccoli passi si può raggiungere il gradino più alto. Mi son sempre sentita piccola
piccola mentre guardavo gli atleti con grande rispetto e ammirazione, chiedendomi come potesse essere possibile correre cosi, 21, 30 , 48 km o quelli che siano , in qualunque competizione trail.., ci ho pensato e ripensato tutta la mattina finchè non è arrivata l’ora della partenza. Finché ho capito che potevo farcela anche io, a modo mio, con mille dubbi e preoccupazioni, in pieno stile-Claudia. Ma alla fine, mi sono messa quel pettorale , la mia maglia dei barbuti, ho dato un bacio al mio compagno Cristiano, che nel mentre si preparava alla sua Skyrace da 21 km e mi sono presentata alla linea di partenza, insieme agli altri. Davanti, tanti atleti più veloci, più snelli, con più esperienza. Dietro di me le scope, quasi nemici da evitare , perchè se stai troppo con loro l’entusiasmo a volte gioca brutti scherzi, nonostante siano li per aiutarti.
Ed eccomi qui, al via nella piazza del Lavatoio poi sempre più su, nei sentieri del bosco,
non me lo ricordavo cosi finchè non ritrovo con piacere i colori dei ciclamini selvatici, fermi lì, nello stesso esatto punto come mi stessero aspettando. Inizia la salita, il mio calvario, reso meno faticoso questa volta dai miei due bastoni, oramai considerati i miei nuovi amici, i quali mi hanno salvato a Baunei e mi stanno salvando anche qui. Nonostante ciò la fatica la sento eccome e spesso non riesco a correre, forse il caldo, lo zaino pesante, le gambe poco allenate e la testa che frulla mentre la gente continua a superarmi e penso “mamma mia che schiappa”….mi sono demoralizzata, nonostante insieme a me ci fosse Aldo, un atleta del posto che mi spronava con le sue battute, nonostante alcune volte gli abbia risposto male e qui chiedo venia, senza di lui non avrei portato a termine niente.
Comunque, continuo la salita e inizio a sentire le voci. “Me lo ricordo”, penso io, si sale una collinetta ed ecco il ristoro. Sono a metà!!
Sono stanca e mi rifocillo. Riprendo con un’altra salita , con il forte vento che decide di disturbare il mio cammino. A seguire la Grande Discesa e lì trovo il mio compagno Cristiano, con passo più veloce del mio, che mi sorpassa, mi dice come sempre “ciao amore e mi incoraggia”.

Di buona lena riprendo il passo per la discesa che conduce al paese e qui chi lo dice che
la discesa è meglio della salita???! Anzi… ecco la mia paura più grande, quella di cadere,
paura della ripidità, ma il peggio è passato, sono più rilassata e non penso a niente, se non arrivare alla meta . Vado e basta.

Sul percorso incontro diverse persone che conosco alcuni corrono, Marco, Tino, Alessandro, ed è bello vederli, salutarli, incitarli, perchè se c’è una cosa che nessuno può
dirmi è che non faccia mai il tifo.
Continuo a scendere e trovo Tore, un sorriso sincero, con il suo immancabile telefono
pronto a scattarti mille foto, a darti un bacio o un abbraccio… perchè lui è fatto cosi, non
servono altre parole.
Continuo a scendere, il paese è sempre più vicino ed ecco quei dolori maledetti alle
ginocchia, li sento come non mai, perchè anche l’arrivo per esser bello dev’essere anche
sofferto.
Un arrivo dolce come solo tutti i miei arrivi del resto, mai sola, accompagnata mano nella
mano da Cristiano, la mia forza, il mio cuore, le mie gambe… perchè lui mi aspetta,
sempre! Non importa quanto mi ci vorrà: lui c’è. Sventolo insieme a lui la bandiera della
mia squadra, con onore, orgoglio ed un pizzico di vanità, perchè quella bandiera la volevo portare solo io.
Ma la mia esperienza non finisce qua…. arriva cristiano, poi io… e il mio compagno di
squadra Eugenio dove sta? Lui è più allenato di me, dovrebbe aver già tagliato il suo
traguardo… e invece, passano i minuti, ed io mi preoccupo… sempre di più..
Mentre tutti ci dicono “ dai ragazzi, andate a pranzo”… io non ascoltavo.
Avevo ancora il mio zaino da trail addosso e mi son messa lì ad aspettare, perchè un
barbuto aspetta il suo compagno. Arriva Eugenio, stanco, dolorante e teso come non mai.
Ci racconta che è caduto e che è deluso: lo abbraccio e gli dico “sei stato grande” perchè
io son così, se qualcuno soffre io soffro insieme a lui, ma ci rialziamo insieme!

Essere arrivata fino alla fine di questa grande corsa che mi sembrava così inavvicinabile
mi ha fatto capire che davvero nulla è impossibile, se lo vogliamo veramente. Un modo si
trova sempre, perché la forza di volontà, i piedi, le gambe e il cuore mi hanno aiutato a
portare a casa una mia piccola grande vittoria.

Cristiano ci racconta il suo ritorno sul tracciato della km 21

Villacidro skyrace 2019: quest’anno era il mio obbiettivo principale.

In questa prima parte della stagione, avevo un sogno: migliorare il tempo del 2018, in cui avevo totalizzato 3h 03min e scendere a 2h 50mi.

Continuavo a ripetermi che era difficile: 13minuti sono tanti, soprattutto per la buona prestazione che era quella delle 3 ore. Arrivo carico ma non convinto, in questi mesi mi sto portando appresso 2,5 kg in più in confronto all’anno scorso: non riesco a perdere il peso superfluo perché in effetti non ho voglia di stare attentissimo all’alimentazione, ma sto bene fisicamente, sono allenato e nelle gare di questo inizio stagione sto facendo veramente bene. La mattina sveglia alle 06:30, colazione, poi con la mia inseparabile dolce metà (Claudia, ndr) e il nostro compagno di squadra, amico, Eugenio, partiamo per Villacidro, verso quelle montagne che io vedo come una grande sfida da affrontare, qualcun’altro magari le vede come un demone. Ci dirigiamo in zona partenza vestiti per bene con i completini della nostra società – Barbuti Team – salutiamo tutti gli amici e via pronti per la partenza. So cosa mi aspetterà, ma parto bene – sto bene! – mi attacco ad un gruppo di atleti fortissimi, affrontiamo le prime salite e non sono quelle difficili. Un sacco di gente sul percorso, solita organizzazione impeccabile. Primo ristoro, riempiamo la borraccetta con i sali minerali e su per monte Omu, in cima l’inossidabile Tore che ci fa le foto, un grandissimo amico. Supero la cima sempre incollato a quelli forti: le sensazioni sono buone, giro lo sguardo e vedo Villacidro sotto. Che spettacolo stupendo! Questo mi fa pensare quanto sia bello correre queste gare, solo questo panorama ripaga il tutto; la mia mente viaggia ed arriva una salita bestiale. “Cri la conosci, non ti intimidire” e salgo come una capra. Arrivo in cima: vento forte, freddo, corriamo veloci così riscendiamo. Ci troviamo in gruppetti da cinque o delle volte in due, corro sempre in compagnia, atleti che conosco meno, altri invece sono grandi amici con cui scherzo nei momenti di salite dove per forza di cosa devi camminare e intanto il tempo passa. Superiamo l’ultima grande asperità della giornata e via velocemente per arrivare alla discesa finale, dove proprio l’anno passato ero andato in crisi. Questa volta andiamo veloci, trainati dall’amico Tino, in discesa volo, così tanto da sbagliare un attimo percorso e poi via verso il traguardo.

Arrivo stanco ma guardo l’orologio ed esulto come non mai: 2h 50min 8sec! Non ci posso credere! Ci sono riuscito: sono orgoglioso di me stesso. Mi rifocillo e ritorno su percorso a ritroso di un paio di chilometri per andare incontro a Claudia, per supportarla nella sua avventura e arrivare insieme. Lei arriva, dolorante ma arriva alla fine: è una guerriera e sono orgoglioso di lei.

Grazie Margiani Team per la splendida organizzazione. Skyrace ti adoro

La nuova edizione di questo evento regala alla Sardegna la prima Sky Marathon: km 48 D+ 4100 m.
Massimiliano ha vissuto questa grande esperienza. Ecco le sue emozioni.

Ci molta incoscienza per iscriversi a queste gare… però bisogna averla! Bisogna razionalizzare meno, un po’ buttarsi, altrimenti queste esperienze non si vivranno mai. Certo serve la preparazione, anzi è fondamentale. Questi picchi altimetrici già sulla carta mettevano un po’ d’ansia: grandi salite seguite da importanti discese. Ho vissuto gran parte dell’avventura con Pietro Deriu, amico e trailer di livello. Sveglia alle 03:45 a.m. e via insieme verso questa nuova impresa. Ci siamo ritrovati presto alla partenza mentre i volontari allestivano la location. Approfitto subito dell’occasione per elogiare l’operato di tutto lo staff e di ogni singolo volontario che ci ha dato assistenza e contemporaneamente incitato durate la corsa.
Incoscienti, ma belli carichi alla start line.

All’inizio una piccola discesa mi ha rifilato una caduta, forse non ero ancora caldo e concentrato: a farne le spese uno dei miei bastoncini che finendo sotto il mio corpo si è spezzato.

Un alleato in meno per le mie salite. Lungo il percorso ho trovato un bastone in legno che ho abbinato all’unico bastoncino tecnico superstite. Un po’ pesante – ma veramente utile – ed oggetto di ilarità mia e altrui perché io sostenevo che gli altri erano degli “sfigati” che correvano con due normali bastoncini i risposta alle battute di chi mi vedeva procedere con questa soluzione improvvisata.

L’umore era ottimo e il percorso fantastico, anche superiore alle aspettative. Si saliva tantissimo e si scendeva a picco: devastante, anche per l’assenza di pianura. Durante questa skymarathon ho condiviso i sentieri anche con Giuseppe Ragatzu, amico e grande atleta che stimo per positività, energia e voglia di mettersi sempre alla prova.

In quota tantissimo vento e foschia. Visibilità limitata a 50 metri dove si poteva scorgere solo le fettucce. Fino al 38 km ho corso con Pietro e Carlo Riccardo, poi è arrivata la mia crisi e ho detto ai due amici di proseguire senza di me. Col cibo e l’acqua ho provato a recuperare le energie e di rilassarmi. Per tre chilometri è andata bene, camminavo in salita e correvo in discesa. Poi a pochi chilometri dall’arrivo mi sono perso perché ormai ero spossato, direi cotto. Sbaglio svolta e scendo verso il paese. Mi accorgo dell’errore e risalgo. Disorientato, ho fatto vari errori in un breve tratto: salivo e scendevo… tutto questo mi ha demoralizzato. Tornato finalmente sui miei passi prendo il sentiero corretto e proseguo la mia corsa. Davanti a me una salita modesta, neanche lontanamente paragonabile con quelle con cui mi sono misurato negli altri passaggi, nonostante ciò patito molto questa pendenza perché scoraggiato dalla perdita di tante posizioni e quindi per aver compromesso l’aspetto agonistico di questo trail. L’obiettivo però era portare a termine questa gara. L’ultima parte è stata la meno positiva, ma piano piano, sempre più vicino al paese ho ritrovato la corsa e mi sono diretto al traguardo. I bambini che ti davano il cinque, tutti che facevano tifo e ti dicevano che eri stato bravo. Ringrazio Pietro per avermi atteso al traguardo, preferendo all’ottimo pranzo il taglio del mio traguardo: grande gesto di amicizia e sportività.
Evento ben organizzato e trail che consiglio vivamente per conoscere questo bel territorio.

Grazie Claudia, Cristiano e Massimiliano per averci regalato queste belle parole portatrici di grandi emozioni

Il Concorso TraiLetterario di Runner Escursionista

Care Amiche e Cari Amici di Runner Escursionista,
oggi vi parlerò della genesi del mio Concorso TraiLetterario e illustrerò le ragioni che mi hanno portato ad elaborare questo progetto.
Ormai è noto che questo blog e la pagina facebook sono nati per raccontare la Sardegna attraverso il trail running. Le esperienze vissute sui sentieri per me non potevano più esaurirsi con doccia e cambio d’abito, come in una sorta di rituale metaforico che lavava via la corsa dalla mia memoria, messa poi in ombra dagli abiti civili.
Se si ama la propria terra allora è doveroso rispettarla e farla conoscere. Consentendo ad altri la scoperta dei luoghi attraversati si può, a mio avviso, contagiare questo bel sentimento anche a chi è solito viaggiare con indifferenza in questo spazio/tempo.
Nero su bianco fermo la corsa per metterla a disposizione della curiosità altrui.
In principio esisteva solo la pagina facebook: il blog è arrivato solo in seguito.
Il primo scritto ha preso corpo sul blog e la pagina facebook di un amico con cui ormai collaboro per le notizie di trail running dalla Sardegna. Sto parlando di Foto Trail Running.
In veste di inviato, partecipai e raccontai il mio ultra al Montiferru Winter Trail (Santu Lussurgiu – OR – 24.02.2018): da questa esperienza nacque l’idea di dar voce alle mie scarpe, a tutti i sensi e le emozioni coinvolte nelle corse sui sentieri.
Come potete vedere dall’elenco delle “Interviste ed Articoli” del mio blog, nelle chiacchierate sui sentieri trovate sia atleti abituati al podio che trailer che non hanno costruito la propria passione sul cronometro.
In questi scambi, domanda-risposta, non manca mai l’occasione per dar spazio alle emozioni suscitate dal territorio attraversato in gara.
A distanza di meno di un anno dal mio racconto in qualità di inviato è nato il primo evento di scrittura: il Concorso TraiLetterario “Il mio Montiferru Winter Trail 2019”.

Ho letto – e così hanno fatto tutti coloro che hanno votato per gli scritti in gara – con immenso piacere ogni racconto e non nascondo che avrei voluto raccontare anch’io la mia esperienza sulla neve.
Esigenza e piacere: raccontare e raccontarsi diventa opportunità per offrire ad altri il proprio punto di vista e la propria esperienza vissuta, all’insegna dell’unicità dell’io narrante.
Ho pensato di stimolare la vena TraiLetteraria di ognuno di voi offrendo vari premi, tra cui quelli messi in palio dagli organizzatori. Parliamo, oltre che di visibilità del proprio scritto e promozione turistica e sportiva, anche di un’ulteriore occasione di conoscenza del territorio con un trail da me guidato, aperto a due persone con distanza e tipologia da concordare.
Visto l’alto gradimento di questo evento, a distanza di pochi mesi dalla prima edizione del mio progetto, è nato il “Concorso TraiLetterario Emozioni a Elighes Uttiosos 2019” legato alla gara del 26 maggio 2019 (Santu Lussurgiu – OR – “Elighes Uttiosos Spring Trail 2019”).
Con gioia ed orgoglio ho accolto poi il connubio tra la mia idea e tutte le competizioni di trail running organizzate dall’ASD Sardinia Trail Competitions (Capo Mannu Trail Running del 23/06/2019; Capo Mannu Night Run del 03/10/2019; Sinis Nature Running del 15/09/2019 – vedi Aggioramento 2019 del Calendario di Trail Running in Sardegna).
Notizia dell’ultima ora la richiesta e la mia entusiasta adesione alla proposta di abbinare un mio Concorso TraiLetterario alla Sardinia Ultramarathon del 20 ottobre 2019 (Macomer – NU), che quest’anno ha rinnovato ed arricchito la sua veste.
Ora non resta che visionare il Calendario da me redatto, mettere mano all’agenda, correre con entusiasmo e cedere poi il passo alle parole per raccontarvi attraverso i fantastici luoghi che attraverserete grazie ai disegni tracciati ad arte dagli organizzatori di questi meravigliosi eventi di trail running nella paradisiaca Sardegna.
Fai pulsare la tua vena TraiLetteraria!

Elenco Gare per il Concorso TraiLetterario 2019

(in ordine cronologico)

Montiferru Winter Trail (26/01/2019)

Elighes Uttiosos Spring Trail (26/05/2019)

Capo Mannu Trail Running (23/06/2019)

Capo Mannu Night Run (03/10/2019)

Sinis Nature Running (15/09/2019)

Sardinia Ultramarathon (20/10/2019)

Vedi Aggioramento 2019 del Calendario di Trail Running in Sardegna